Turismo sotto controllo: Venezia e Firenze in prima linea contro l'overtourism
Nel 2026 due delle città d'arte più amate d'Italia rafforzano le misure contro il turismo di massa. Venezia estende il contributo d'accesso, mentre Firenze limita i tavolini nel centro storico.
Le città d'arte italiane sono da sempre tra le mete più desiderate e ammirate da milioni di viaggiatori provenienti da ogni angolo del mondo. Tuttavia, proprio questo straordinario successo si è trasformato negli anni in un problema sempre più pressante, quello del cosiddetto overtourism, ovvero l'eccessiva concentrazione di turisti in pochi luoghi simbolo.
Di fronte a questa situazione, sempre più difficile da gestire, alcune delle città più celebri dell'intera penisola hanno deciso di correre finalmente ai ripari. Nel corso del 2026, in particolare, due gioielli assoluti come Venezia e Firenze introdurranno o rafforzeranno una serie di misure pensate proprio per contenere il flusso turistico e tutelare il proprio delicato patrimonio.
Una risposta all'overtourism
Il caso più emblematico è senza dubbio quello di Venezia, una città tanto affascinante quanto estremamente fragile. La sua particolare conformazione, fatta di canali e di calli molto strette, la rende infatti particolarmente vulnerabile all'arrivo massiccio di visitatori, al punto che la sua stessa condizione di sito patrimonio dell'umanità era finita concretamente a rischio.
Per questo preciso motivo, l'amministrazione lagunare ha deciso di ampliare in modo significativo il famoso contributo di accesso, ovvero il biglietto d'ingresso pensato specificamente per i turisti giornalieri. L'obiettivo dichiarato è quello di ridurre sensibilmente la pressione sulle infrastrutture cittadine e di migliorare al contempo la qualità della vita dei residenti.
Il contributo d'accesso di Venezia
Nel dettaglio, la misura si applicherà per un totale di sessanta giornate, distribuite tra i mesi di aprile e luglio del 2026. Più precisamente, il periodo interessato andrà dal 3 aprile fino al 26 luglio, con una particolare attenzione rivolta ai fine settimana e ai giorni festivi, quando l'afflusso di visitatori tende a essere davvero molto elevato.
Va inoltre precisato che l'obbligo di pagamento riguarderà esclusivamente una fascia oraria ben definita, ovvero quella compresa tra le otto e mezza del mattino e le quattro del pomeriggio. In questo modo, la città punta a scoraggiare soprattutto le cosiddette visite mordi e fuggi, concentrate proprio nelle ore centrali della giornata.
Come funziona il pagamento
Dal punto di vista pratico, chi rientra tra i soggetti obbligati dovrà prenotare un apposito codice QR attraverso una piattaforma dedicata. Il costo del contributo varierà a seconda del momento della prenotazione, con una tariffa di cinque euro per chi si organizza in anticipo e di ben dieci euro per chi invece decide di visitare la città all'ultimo minuto.
Chiaramente, per garantire il pieno rispetto delle nuove regole, sono previsti anche appositi controlli. Le autorità potranno infatti effettuare verifiche casuali in tutto il centro storico, e chi verrà trovato sprovvisto della necessaria documentazione rischierà una sanzione che potrà arrivare fino a un massimo di trecento euro.
Chi deve pagare e chi no
È importante sottolineare che non tutti saranno tenuti a versare questo contributo, poiché sono previste diverse categorie di esenzione. Non dovranno pagare, ad esempio, tutti coloro che pernottano in città, i residenti veneziani, chi si reca a Venezia per motivi di lavoro o di studio, così come chi arriva al di fuori della fascia oraria stabilita dal regolamento.
I numeri della sperimentazione
Che questa misura possa avere un impatto davvero concreto lo dimostrano i dati raccolti durante la fase sperimentale del 2024. In quell'occasione, infatti, furono emessi complessivamente ben 485.062 biglietti di accesso, generando per le casse comunali un incasso totale pari a circa 2,4 milioni di euro, una cifra che appare tutt'altro che trascurabile.
Firenze contro i dehors

Ma Venezia non è affatto l'unica città a muoversi con decisione in questa direzione, perché anche la splendida Firenze ha deciso di adottare provvedimenti importanti. Il governo municipale ha infatti approvato il divieto di posizionare tavolini all'aperto, i cosiddetti dehors, in ben cinquanta vie situate all'interno del centro storico riconosciuto come patrimonio dell'umanità.
A queste restrizioni si aggiungono poi regole ancora più severe applicate in oltre settanta ulteriori zone della città, che riguardano nello specifico ombrelloni, coperture di plastica e barriere di vario genere. L'intento dichiarato è quello di restituire spazio ai pedoni, proteggere i vicoli storici e ridare vivibilità a strade spesso trasformate in veri e propri percorsi a ostacoli.
Un equilibrio difficile
In definitiva, le scelte compiute da Venezia e Firenze raccontano la difficile ricerca di un equilibrio tra due esigenze apparentemente contrapposte. Da un lato vi è la volontà di continuare ad accogliere i visitatori, preziosa fonte di ricchezza, e dall'altro la necessità di preservare l'identità, il patrimonio e la vivibilità di luoghi unici al mondo. Una sfida che riguarderà sempre più città nei prossimi anni.





